Vin Santo del Chianti Classico
Denominazione di Origine Controllata
Vin Santo del Chianti Classico è una DOC della Toscana, nota soprattutto per i vini dolci.
Dati verificati sul disciplinare in vigore, aggiornati a . Fonti · Segnala un errore
Da ricordare
Uve appassite fino ad almeno il 27% di zuccheri, poi almeno 24 mesi in caratelli fino a 3 ettolitri. Da non confondere con il Vin Santo del Chianti, che ha zona e regole diverse.
Storia
In zona restano tracce di viticoltura etrusca e romana. Secondo la tradizione il nome Vin Santo nasce durante il Concilio di Firenze del 1439, da un'esclamazione attribuita al cardinale Bessarione; la produzione è documentata con certezza da autori del Settecento come Villifranchi (1773) e Paoletti (1774). La DOC è del 1995.
Territorio
La zona del Chianti Classico, tra Firenze e Siena, con vigneti fino a 700 metri. I suoli, spesso poco profondi, derivano da scisti argillosi (galestro), calcari alberesi e arenarie fini, con tessiture da sabbioso-argillose a ciottolose. Il clima è continentale, con inverni freddi, estati calde e asciutte e forti escursioni tra giorno e notte, che aiutano anche l'appassimento.
In cantina
Le uve appassiscono in modo naturale, con ventilazione ammessa, e non si può arricchire il mosto. L'invecchiamento si conta dal 1° gennaio dopo la vendemmia e il vino esce non prima del 1° novembre del terzo anno, con almeno 16% vol complessivi. La resa in vino non supera il 35% del peso dell'uva fresca; nella vinificazione si usa tradizionalmente la 'madre', il fondo di lieviti che ogni cantina conserva da un'annata all'altra.
Nel bicchiere
Il Vin Santo va dal paglierino al dorato fino all'ambra carica e al bruno; il profumo è etereo e intenso, il sapore armonico e vellutato, secco o dolce. L'Occhio di Pernice ha toni dal rosa dorato all'ambrato, con una struttura più ricca. Note di mandorla tostata e fico secco sono legate ai suoli sabbiosi e arenacei.
Fonti: il disciplinare di produzione, consultabile nel registro europeo eAmbrosia delle indicazioni geografiche, e gli elenchi ufficiali dei vini DOP e IGP del Ministero dell’agricoltura (MASAF). La scheda è una sintesi a scopo di studio: percentuali, tipologie e regole di affinamento cambiano nel tempo e fa fede il disciplinare in vigore. Come lavoriamo. Cosa cambia tra DOCG, DOC e IGT? Leggi la guida. Hai trovato un errore? Segnalalo.
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